Morandi e Ramazzotti raccontano l'incontro con Michael Jackson

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Morandi e Ramazzotti raccontano l'incontro con Michael Jackson

Messaggio Da badboy87 il Mar Giu 09, 2009 2:41 pm

Promemoria primo messaggio :

Ci vennero a prelevare all’ingresso con una macchinona nera, scendemmo in mezzo ai teatri di posa e camminammo a lungo tra le diverse produzioni. Vedemmo lavorare Al Pacino che stava terminando le riprese di Carlito’s Way, mentre in un altro studio Madonna stava girando il suo ultimo videoclip. Distratti dai lustrini dello star system americano proseguivamo al centro del vialone, attesi dal numero uno. Io e il Ramazza entrammo in un capannone vuoto. Su un parete di cemento grigio era appeso un pannello con la scritta dello sponsor.

Dopo una decina di minuti d’attesa, guardammo fuori da una piccola finestra e a un tratto lo vedemmo passare. ERa lui in carne e ossa, con un mantello blu elettrico. Si stava avvicinando, ma non entrò. Poco dopo, dalla direzione opposta, un altro Michael vestito completamente di rosso porpora veniva verso l’entrata. Capimmo che erano tutti sosia e io sospettai nuovamente che Mazzi e Pecchini ci avessero preso in giro. Invece, alcuni minuti dopo, da una scala interna scese un signore distinto vestito di nero. Ci diede la mano. “Buongiorno. Allora, fra un po’ arriverà. Lui si metterà esattamente qui e si metterà in mezzo a voi due…” e indicò precisamente un punto del pavimento. Noi piegammo lo sguardo in quella direzione. “Chi di voi due vuole mettersi alla sua destra?”.

Io ed Eros ci guardammo. Non avevamo preso nessuna decisione in proposito… “Fate come volete”, proseguì lui, “comunque chi sarà alla destra nella foto pubblicata sui giornale apparirà a sinistra e sarà il primo a essere notato”. Questa osservazione ci aveva lasciato attoniti. “Bene, il fotografo e l’operatore staranno lì…”. E di nuovo ci voltammo all’unisono nella direzione indicata. “Lui resterà qui 3-4 minuti, non guardatelo in faccia, anche quando è lontano, e soprattutto non toccatelo, fate in modo di non sfiorarlo nemmeno con i vestiti. E’ tutto chiaro?” E certo che era tutto chiaro. L’uomo in abito scuro se ne andò. “Maccome nun se po’ guarda’… Ma che faccio? Je parlo guardando in tera?” si interrogò stupito Eros. “Ma sarà un modo di dire, dai,” cercai di rassicurarlo “lo sai che lui è un igienista, dorme sotto una tenda a ossigeno, gira sempre con i guanti, ha il cuoco pakistano che lo segue ovunque e gli fa il suo riso basmati…” Eros non era molto convinto.

Mentre scambiavamo sottovoce queste battute, la porta sopra la scala si aprì. Finalmente, preceduto da un corteo di sei-sette persone dall’espressione minacciosa e dagli ocche celati da lenti scure, comparve Michael Jackson. Appena intuii che era lui, misi le mani dietro la schiena e mi voltai, evitando di dare l’impressione che lo stessi aspettando e che avevo fatto più di 9000 chilometri per venire a conoscerlo in quel capannone. Anche Eros se nestava con lo sguardo perso in alto, rivolto a un punto del soffitto. In mezzo al corteo, con la coda dell’occhio nota un individuo con tanto di tunica, turbante e barba bianca lunghissima. Pensammo che fosse il suo guru, una specie di santone. “Avvertimmo” che Michael si era posizionato tra noi e casualmente ero capitato io alla sua destra.

I flash cominciarono a scattare e la luce rossa della spia della telecamera si accese. Mi ero preparato un discorso in inglese e cominciai a farfugliare, sempre attento a guardare davanti a me: “Hello Michael… ehm… nice to meet you… we’re really happy to be there with you…”. “Thank you, I love you” interruppe lui con una vocina che pareva quella di una bambina. Mentre gli parlavo ero tentato di girarmi anche solo leggermente verso di lui, ma non potevo. Dovevo anche stare attento a non toccarlo con i vestiti: “For us could be a big opportunity… We would like play a football game in Italy… to make money for childs…”. “Thank you, I love you…”.

Allora intervenne il suo cerimoniere: “Forza, ora dategli il pallone, chi di voi è il calciatore?”. Con uno sguardo interrogativo e terrorizzato dalla possibilità di commettere errori, ci guardammo da dietro la schiena di Michael per non rischiare di incrociare il suo sguardo. Eros allora prese il pallone e glielo porse, mentre l’altro esclamava: “Michael, take the ball…”. Michael, attento a non contaminarsi con le ditaccia dell’italiano, prese la palla: “Thank you, I love you…”. Il fotografo continuò a scattare e il cameraman a riprendere Michael sorridente con il pallone in mano e perfettamente sistemato tra noi due impalati come statue. Improvvisamente Eros abbandonò il suo sguardo assente, rinunciò al suo fintissimo aplomb e abbracciò con vigore la leggenda della disco: “‘A Michael, ma lassate abbraccià…!”.

In quel momento tutto si ruppe, il cerimoniere mise immediatamente al sicuro il suo protetto e tutti sparirono rapidamente da dov’erano venuti. “La cassetta, the tape…” urlai io. “Give us the film…”. Se n’erano andati con la cassetta che conteneva la testimonianza della nostra grande amicizia con Michael, il quale aveva ripetuto più volte che ci amava… “We will send everything in Italy…” Chiudendo la porta, qualcuno aveva urlato che ci avrebbero spedito tutto in Italia.

Eravamo rimasti appena quattro minuti con Michael, e io ed Eros ci trovammo immobili e increduli come due stoccafissi. Ci stavamo interrogando sul da farsi, speravamo che Michael si ricredesse e volesse risalutarci… Era mai possibile tutto quel trambusto per un segno di sincero affetto da parte di un fan?
Improvvisamente, fummo attirati verso la scala da un rumore. La porta si aprì e lentamente comparve il “guru”, quello con il turbante e la barba bianca. Io pensai che la voce della coscienza avesse convinto Michael a darci un’altra opportunità, magari meno formale. Quando il messaggero ci fu di fronte, si guardò intorno e disse sottovoce: “Ahò ragazzi, io so’ de Roma, Maicol se crede che so’ pakistano… je faccio da magna’ riso e me dà ‘n sacco de sordi…”. Detto questo sparì, e quella fu una delle più grandi occasioni di risata mai avute.
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Re: Morandi e Ramazzotti raccontano l'incontro con Michael Jackson

Messaggio Da trilli80 il Gio Lug 03, 2014 10:40 pm

La grandezza del Michael artista è oggettiva e nessuno la può negare...la persona è un'altra cosa..e ci può stare che a qualcuno non possa piacere.
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