Gone Too Soon: le molte vite dell'elegia di Michael Jackson

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Gone Too Soon: le molte vite dell'elegia di Michael Jackson

Messaggio Da lorejacksina il Mer Lug 18, 2012 5:58 pm

Articolo di Vogel del 25.6.2012

Quando Michael Jackson è morto tre anni fa, tra le molte canzoni nel suo catalogo che sono state infuse di nuovo significato c'è stata la ballata del 1991 "Gone Too Soon". Cantata da Usher al funerale di Jackson la traccia aveva affascinato Jackson per anni prima che la incidesse - e fu finalmente registrata a seguito di circostanze tragiche. Ecco la storia dietro la canzone, che è stata rilanciata più volte in momenti di lutto pubblico.

Era passata la mezzanotte di una domenica quando squillò il telefono a casa Kohan. "Scusa, ti ho svegliato?" sussurrò una voce all'altro capo del filo. "C'è Buzzie?"

Era Michael Jackson il quale, al momento, stava cavalcando una delle più grandi onde del successo nella musica popolare che si fosse mai vista. Quel mese (febbraio 1983) Jackson era apparso sulla copertina di Rolling Stone, "Beat It" si era unita a "Billie Jean" in cima alle classifiche, i suoi video venivano trasmessi a ripetizione su MTV e "Thriller" stava volando via dagli scaffali come il pane.

"Buzzie" era Buz Kohan, noto produttore televisivo e scrittore (meglio conosciuto per il suo lavoro su award show e spettacoli di varietà tra cui lo speciale Motown 25). Jackson l'aveva incontrato la prima volta ad appena 12 anni. Buz abitava vicino a Encino, sulla bella Beaumont Street. Era un noto veterano nel settore dello spettacolo, ed i due divennero buoni amici. Jackson faceva domande infinite a Buz su figure leggendarie come Bing Crosby, Gene Kelly, Sammy Davis e Fred Astaire, i "grandi", come li chiamava. Avevano poi lavorato a stretto contatto a Las Vegas per il varietà della famiglia Jackson.

"Dovremmo scrivere delle canzoni insieme", suggerì un giorno un adolescente Jackson. Iniziarono iniziato a scrivere insieme subito dopo e le loro collaborazioni, che includevano canzoni come "Scared of the Moon" e "You Were There", sono continuate nel corso dei successivi due decenni.

La moglie di Buz, Rhea, era abituata alle chiamate di Jackson a tarda notte. "Solo un secondo", disse, passando il telefono al marito. Jackson stava chiamando quella notte per una canzone particolare. All'inizio di quella sera aveva visto Dionne Warwick (una sua buona amica), eseguire un tributo in uno special tv, "Here's Television Entertainment". Era dedicato a molti artisti la cui vita era stata stroncata troppo presto - John Lennon, Jimi Hendrix, Janis Joplin, e Sam Cooke, tra gli altri - ma la sua intensità era stata particolarmente sentita a causa della morte di Karen Carpenter appena pochi giorni prima, a soli 32 anni.

"Certi cantanti portano con sé l'energia del loro tempo," aveva detto la Warwick. "Essi diventano dei simboli. Sono i promemoria delle nostre fragilità e del bisogno di comunicare... [Stasera] restiamo con domande senza risposta che chiedono, quando un grande talento è consumato prima del tempo: Perché? E se? E cosa avrebbe potuto essere?"

La Warwick poi aveva cantato una commovente interpretazione di una canzone scritta insieme da Buz Kohan e Larry Grossman. Si chiamava "Gone Too Soon".

Jackson disse che aveva pianto guardandola. Era cresciuto con la musica dei Carpenters. Le loro canzoni facevano parte del suo DNA. Ma quella canzone, c'era qualcosa di più profondo su cui era connesso.

Quella notte Jackson disse a Buz che sentiva che doveva registrarla un giorno. "E' tua quando vuoi", disse Buz. Nei mesi successivi, però, altri progetti ebbero la precedenza, inclusi i video musicali di "Beat It" e "Thriller". Ogni tanto "Gone Too Soon" appariva di nuovo come tributo in occasione di eventi di beneficenza o cerimonie. Oltre alla performance di Dionne Warwick, fu poi cantata da Patti Labelle e Donna Summer. Ma non era mai stata registrata in tudio.

Anni dopo, nel 1990, Buz e Jackson stavano parlando al telefono, quando Jackson menzionò un ragazzo con cui aveva fatto amicizia di nome di Ryan White. "Non vivrà per molto", disse Jackson. "Voglio fare qualcosa di speciale per lui". Ryan era diventato il volto nazionale dell'AIDS in un momento in cui la malattia era ancora gravemente fraintesa, stigmatizzata e temuta.

Un normale ragazzo di Kokomo, Indiana, Ryan contrasse il virus dell'AIDS attraverso una trasfusione di sangue infetto (Ryan era un emofiliaco). Veniva quindi evitato, schernito, maltrattato e minacciato con violenza dai suoi compagni di classe e dalla comunità. I compagni lo definivano un "finocchio" e lo trattavano come un lebbroso. I membri della sua chiesa locale rifiutavano di stringergli la mano. I vicini di casa sul suo percorso della consegna dei giornali cancellavano i loro abbonamenti. Alla fine, fu costretto a lasciare la sua scuola media.

Quando sentì la storia Jackson si avvicinò a Ryan per offrirgli amicizia e sostegno. Ben presto divennero molto vicini. Entrambi erano talmente abituati a sentirsi diversi, dicevano, che era un sollievo sentirsi "normali" per alcune ore in compagnia l'uno dell'altro. Nel corso dei mesi successivi parlarono spesso al telefono. Ryan era un adolescente molto riflessivo, eloquente e maturo. Capiva che era odiato e temuto da molti, capiva che era stato spinto in un ruolo pubblico e capiva che sarebbe morto presto.

Jackson ricordava di aver ascoltato una sera Ryan White al suo tavolo da pranzo dire a sua mamma come seppellirlo. "Ha detto: 'Mamma, quando morirò, non mi mettere giacca e cravatta" ha ricordato Jackson in un'intervista con Shmuley Boteach. "Io non voglio essere in giacca e cravatta. Mettimi dei jeans OshKosh e una T-shirt'. Ho detto: 'Devo usare il bagno,' e sono corso in bagno e ho pianto disperatamente sentendo questo ragazzino dire a sua madre come seppellirlo".

Jackson sapeva di non poter cambiare il destino di Ryan, ma sperava di dargli un po' di evasione e di gioia prima che arrivasse il suo momento. White e la sua famiglia avevano fatto diversi viaggi al Neverland Ranch, dove erano andati in giro, avevano mangiato la pizza e guardato una proiezione privata di 'Indiana Jones e l'ultima crociata'. "Quei viaggi in California mi facevano andare avanti", disse Ryan.

Jackson successivamente comprò a Ryan una Mustang cabriolet rossa, la sua auto da sogno, per il suo compleanno. Pochi mesi dopo, tuttavia, l'8 aprile del 1990, Ryan morì.

Il giorno dopo Jackson arrivò in Indiana. Si sedette nella stanza vuota di Ryan per ore, guardando i suoi souvenir, vestiti e foto. "Non capisco quando un bambino muore," disse Jackson in seguito. "Non lo capisco davvero." La madre di Ryan, Jeanne, si offrì di lasciar prendere a Jackson quello che voleva come ricordo, ma lui le disse di tenere tutto nella sua stanza come era.

Nel cortile c'era la Mustang rossa che Jackson aveva dato a Ryan, ricoperta di fiori dagli amici. La sorella di Ryan, Andrea, entrò in macchina con Jackson. Quando lui accese la radio si sentì "Man in the Mirror". E' stata l'ultima canzone che Ryan aveva ascoltato.

Quando Buz Kohan sentì parlare della morte di Ryan, fece mettere insieme all'archivista Paul Seurrat (che stilava e catalogava i video per Jackson) delle riprese di Jackson e Ryan insieme alla versione di Dionne Warwick di "Gone Too Soon".

Jackson chiamò Buz subito dopo. "E' perfetta" disse. "Mi piace". Jackson aveva promesso a Ryan che poteva essere nel suo prossimo video musicale, ma non avevano fatto in tempo. Era questo, pensò Jackson. Avrebbe creato un video e una canzone dedicati a Ryan e alla sua causa. Voglio che il mondo sappia chi sei, promise.

"C'è una cosa però," disse Jackson a Buz. "Io non faccio cover. Qualcuno l'ha registrata?"

"No" disse Buzz. "E' stata cantata, ma non registrata. Avevo detto ai miei collaboratori che avevo una parola per quello. "Bashert" (vuol dire destino in yiddish, linguaggio ebraico, ndt), il che significa che doveva essere. Sta aspettando te. "

Mesi dopo, Buzz era in studio a Ocean Way, quando Jackson registrò la canzone. Come al solito, Jackson cantò al buio per immergersi pienamente. Seduto accanto all'ingegnere Bruce Swedien alla console di controllo, Buz aveva la pelle d'oca mentre ascoltava. I testi erano sulla bellezza, caducità e fragilità della vita. Le parole potrebbero facilmente degenerare in cliché e sentimentalismo nelle mani di un normale performer, ma Jackson non era un interprete ordinario. "Ci ha messo la sua anima", ricorda Buz. "Non c'era esagerazione o finzione. Era vera emozione."

"Gone Too Soon" era la traccia n °13 su 14 nell'album Dangerous.Fu pubblicata come singolo in occasione della Giornata Mondiale dell'AIDS, il 1° dicembre 1993. Jackson ha anche eseguito la canzone al gala inaugurale del presidente Bill Clinton per educare ulteriormente il mondo su Ryan White e ottenere sostegno politico e fondi per la ricerca sull'AIDS. Prima di cantare, Jackson parlò al pubblico direttamente:

Vorrei usare un attimo di questa cerimonia pubblica per parlare di qualcosa di molto personale. Riguarda un mio caro amico che non è più con noi. Il suo nome è Ryan White. Era un emofiliaco a cui era stato diagnosticato il virus dell'AIDS quando aveva undici anni. Morì poco dopo aver compiuto 18 anni, nel momento in cui la maggior parte dei giovani stanno iniziando a esplorare le meravigliose possibilità della vita. Il mio amico Ryan era un giovane uomo molto brillante, molto coraggioso e molto normale che non ha mai voluto essere un simbolo o un portavoce per una malattia mortale. Nel corso degli anni ho condiviso tanti momenti stupidi, felici e dolorosi con Ryan ed ero con lui al termine del suo breve, ma movimentato viaggio. Ryan se n'è andato e come chiunque abbia perso una persona cara a causa dell'AIDS, mi manca profondamente e costantemente. Lui se n'è andato, ma voglio che la sua vita abbia un senso al di là della sua scomparsa.

"Gone Too Soon" ha avuto nuova rilevanza il 25 giugno 2009, quando Jackson è morto improvvisamente nella sua casa di Los Angeles. Aveva 50 anni. Tre anni dopo, le parole che una volta animava con la sua voce inimitabile e il suo spirito, risuonano ancora. Ci sono molte probabilità che verrà cantata di nuovo.





www.theatlantic.com/entertainment/archive/2012/06/gone-too-soon-the-many-lives-of-michael-jacksons-elegy...

- Traduzione a cura di 4everMJJ per MJFanSquare.
In caso di diffusione della traduzione si prega di riportare la fonte, grazie. -

questa è la versione di Gone too soon che sentì Michael quella sera......bella,ma lui gli conferisce secondo me una dolcezza infinita...
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Re: Gone Too Soon: le molte vite dell'elegia di Michael Jackson

Messaggio Da MICHAELINMYHEART il Gio Lug 19, 2012 12:20 am

Grazie Lore non conoscevo tutta la storia e grz x la telefonata !!
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Re: Gone Too Soon: le molte vite dell'elegia di Michael Jackson

Messaggio Da lorejacksina il Gio Lug 19, 2012 12:26 am

grazie di niente,è stato un piacere parlarti e il tempo è volato....

Io sapevo che non l'aveva scritta lui,ma che addirittura la avesse sentita cantata da un altra persona e l'avesse voluta incidere non me lo sarei immaginata nemmeno lontanamente.
Comunque la sua interpretazione resta unica soprattutto quella del Gala perchè Michael non va solo ascoltato,ma anche guardato,perchè ogni suo gesto è un tutt'uno con la sua voce e con l'emozione che trasmette.
Ogni sua performance live ti fa percepire ancora di più il significato e il sentimento della canzone...almeno a me fa questo effetto.

un bacio Chiara a presto,chiama quando vuoi
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Re: Gone Too Soon: le molte vite dell'elegia di Michael Jackson

Messaggio Da smelly jackson il Mar Lug 24, 2012 12:08 pm

Grazie di cuore per tutte queste notizie su questa bella canzone, resa meravigliosa dall'interpretazione e dall'anima del nostro Michael..
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Re: Gone Too Soon: le molte vite dell'elegia di Michael Jackson

Messaggio Da childhood il Mar Lug 24, 2012 12:13 pm

grazie Lore!

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