intervista di Vogel:Michael e Mozart

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intervista di Vogel:Michael e Mozart

Messaggio Da lorejacksina il Mer Lug 04, 2012 12:15 am

Per me queste interviste sono dei documenti e mi viene di metterle in questa sezione,se secondo i moderatori vanno inserite altrove basta saperlo e le inserisco nella sezione giusta.

Vi propongo la nuova intervista di Vogel realizzata da Sherry Davis. Si parla del rapporto tra Michael Jackson e Mozart.

L'intervista in lingua originale potete trovarla in questo blog:

www.moderndaymozartian.com/

Da quando ho iniziato a scrivere sul rapporto tra Wolfgang Mozart e Michael Jackson nell'estate del 2009, ho avuto la fortuna di incontrare molti lettori che sono stati ispirati dai miei confronti di carattere biografico ed artistico, ma io non sono stato fortunata di incontrare qualcun altro dedicato e appassionato riguardo al perseguimento di questo particolare soggetto. Nonostante l'insorgere della popolarità seguita alla sua morte, sembrava che Michael Jackson non fosse ancora sotto il radar del mondo della musicologia in generale. Mi sentii isolata, ma non priva di ispirazione. Dopotutto, era più che gratificante annettere gli artisti che hanno a lungo governato il mio universo, portando avanti un nuovo esame per stabilire un loro rapporto.

Joe Vogel è un abile autore e musicologo che io ho recentemente scoperto attraverso l'annuncio del suo prossimo libro, Man in the Music: La vita e il lavoro creativo di Michael Jackson (in libreria dal 1° novembre 2011). Attualmente è uno dei pochi individui che sta procacciando un riconoscimento all’opera di Michael Jackson attraverso uno studio serio che risulta unico. Egli bilancia il suo lavoro accademico scrivendo di musica popolare e di cultura per The Huffington Post e PopMatters, rendendolo un asso nel mio libro. E quando ho letto che Mozart è stato citato tra i suoi compositori preferiti, sapevo che dovevo avvicinarmi a lui per i commenti su questo argomento. E con mio grande entusiasmo, ha accettato.

Grazie, Joe.

Con gratitudine,
Sherry

Man in the Music

Sherry: E' veramente un piacere incontrarti e avere l'opportunità di condividere questa discussione con gli altri nella speranza di far crescere lo studio, la comprensione ed il riconoscimento di questo argomento molto meritevole. Complimenti per l'imminente pubblicazione! Questo lavoro parla delle preferenze o influenze classiche di Michael in qualche modo?

Joe: Ti ringrazio molto, Sherry. Piacere mio. Parlo di alcuni dei suoi interessi classici nel libro. Michael ha cominciato ad ascoltare compositori classici molto giovane ed il suo amore per questo continuò per tutta la sua vita. Egli tendeva ad essere portato a lavorare con melodie forti e una qualità emotiva vibrante o drammatica. Spesso gli piacevano pezzi che erano attaccati o evocati a una sorta di rappresentazione visiva. La maggior parte dei suoi compositori preferiti moderni (Copland, Bernstein, Barry, John Williams) hanno fatto films, balletti o musicals. I suoi compositori preferiti di tutti i tempi erano probabilmente Debussy, Prokofiev, Tchaikovsky e Mozart.

Un virtuosismo corrispondente

Sherry: Hai detto che ti sei divertito a leggere alcune delle mie dichiarazioni. Hai imparato qualcosa di nuovo da Michael e Mozart: un virtuosismo corrispondente ( www.moderndaymozartian.com/2009/07/michael-and-mozart-equidist... )?

Joe: Tu hai tirato fuori alcune analogie meravigliose. Ho appena finito un pezzo sull’album Dangerous di Michael, che è stato un vero e proprio punto di svolta artistica per Michael, per cui mi hanno divertito le parti in cui hai parlato del loro comune desiderio di una totale libertà creativa. Non è una cosa facile seguire la tua visione creativa quando ci sono così tante pressioni (commerciali, sociali, familiari, convenzioni, mode passeggere, etc) che cercano di ingabbiarti. Nessuna menzione della risposta negativa da parte della critica. La tua citazione da un editore di Lipsia su Mozart: “scrivi in uno stile più popolare, o non posso né stampare né pagare nulla di tuo!”. Era un sentimento rivolto spesso a Michael.

Musica, Teatro e idee

Sherry: In una opera di riflessione che ho pubblicato due estati fa, "The MIcon: My story", ho descritto Michael Jackson: "Era una parte significativa della mia giovinezza artistica, infondendo nella mia infanzia la giusta unione tra la musica, il teatro e le idee. Ha ridefinito il genere della musica popolare con la liberazione del sentimento autobiografico, ricercatezza e artigianalità intelligente, aggiungendo una nuova dimensione di profondità e creatività".

Lo stesso vale per Wolfgang Mozart, che io adoro per le stesse ragioni. Con la concettualizzazione di opere che hanno sfidato lo status quo, come il "Figaro" di Mozart e "Black or White" di Michael, sono stati protagonisti musicali, prendendosi sulle spalle un grande peso dell'ideologia sociale attraverso le perfomance artistiche del loro tempo, offrendo fantasia grandiosa ed evasione nella stessa fioritura.

L'ampio studio che hai intrapreso per "Earth Song" rivela un ricco arazzo di generi musicali, di riferimenti sociali e storici. Sono pienamente d'accordo che nessun altro artista avrebbe mai potuto incarnare la difficile situazione del nostro pianeta come Michael ha fatto con questo lavoro. E' una coincidenza che la sua creazione abbia avuto inizio a Vienna, dove Mozart compose l'inno immortale del "Figaro?" Quando ho visto il trailer per il tuo studio su "Earth Song" e ho udito la Lacrimosa dal Requiem di Mozart, sapevo che tu avevi compreso.

Quindi, è questo il denominatore comune ultimo? È per questo che sono così profondamente amati, perché hanno parlato direttamente al loro pubblico, in difesa del loro pubblico e in una fuga catartica per il loro pubblico?

Joe: Tu hai catturato questo in modo eloquente. Le persone cercano molte cose nell’arte e nella musica, ma ciò che rende un artista come Michael Jackson (e Mozart) così risonante per me è la loro anima. C'è una componente nel loro lavoro che è intensamente piacevole e che è importante, ma se sia l'emozione, se sia la disperazione assoluta o la trascendenza o qualche strana combinazione, essi ti consentono di sentirti vivo e in sintonia con ciò che Emerson chiama "Over-anima”, ossia l’anima universale. Senti la musica e improvvisamente hai quella sensazione, sì! Sì! Questo è il modo! Cattura spesso qualcosa di così profondo e completo che non può essere espresso a parole. Ma la cosa veramente bella è quando tu puoi identificare alcuni di questi collegamenti e vedere, come dici tu, il "ricco arazzo".

Natura ed educazione.

Sherry: Mozart imparò a leggere ed ad articolare le note musicali in una fase molto precoce della sua infanzia, ma prima di acquisire tali conoscenze, era chiaro che lui fosse naturalmente dotato. Michael mostrò una precocità alla stessa tenera età, ma a differenza di Mozart, non ha mai imparato a leggere la musica. In seguito ha dichiarato nelle interviste che sentiva che non era necessario.
Non sto suggerendo che la sua musica difettasse in alcun modo ma egli non ha ricevuto questo particolare elemento educativo, ma mi chiedo come la sua musica e la sua abilità artistica sarebbero state differenti se avessero raggiunto una scioltezza, in particolare riguardo all’incorporare un sentimento classico.

Avrebbe potuto forse essere più influenzato da maestri come Mozart se avesse conosciuto l'arte della composizione? Invece di usare un estratto della nona sinfonia di Beethoven come prefazione di "Will You Be There" e di intrecciare archi sintetizzati con un profilo melodico, avrebbe potuto comporre lui stesso materiale originale? Parlando di citare i maestri, sono solo curiosa di vedere quale delle canzoni di Michael fai derivare da un'opera di Mozart? Quale lavoro e perché?

Joe: E' una domanda interessante. Da un lato, puoi avere ragione che essendo in grado di leggere e scrivere musica, poteva avere aperte certe possibilità e renderlo più indipendente. D'altra parte, Michael amava molto lavorare in modo collaborativo. Gli piaceva provare diversi partner creativi per vedere che tipo di chimica esistesse o che tipo di sintesi inattese potessero verificarsi. Molti dei suoi partner più stretti (Quincy Jones, Brad Buxer, ecc) hanno avuto una formazione classica.
Ed era molto bravo nel comunicare ciò che sentiva nella sua testa.

Per una canzone che potrebbe derivare da un'opera di Mozart, forse qualcosa del genere "Fantasia in Re Minore" piuttosto che "Scared of the Moon".

Sentimenti classici

Sherry: Quando ho scoperto che Michael stava componendo un album di musica classica con il vincitore dell’Emmy award, il compositore David Michael Frank, al momento della sua morte, mi è stata svelata un'altra dimensione. Sembrava quasi come se avessi ricevuto il permesso di cogliere veramente il suo rapporto con il genere e con Mozart da questo punto. La notizia dell'esistenza di questo album è stata sorprendente per te?

Il Maestro Frank ha detto che la musica di Michael era simile agli archi assoluti di John Barry. Egli stava orchestrando queste opere per Michael, così di nuovo la domanda sorge spontanea: come l’istruzione avrebbe modificato la sua arte? Dato il riferimento alla colonna sonora, sembra probabile che la visione di Michael fosse più romantica nello stile che classica, soprattutto dal momento che Debussy e Čajkovskij sono stati due dei suoi compositori preferiti. Quale natura prevedi abbia questo album? Pensi che questa musica rimarrà in cantina? O sarà terminata e rilasciata?

Joe: Bene, sapevo che Michael aveva lavorato su pezzi di musica classica e jazz nel corso degli anni, per cui non è stata una sorpresa totale. Ma era affascinante sentire che anche nel mezzo del suo ritorno e di tutte le pressioni di un album pop e un nuovo tour, avesse ancora voglia di fare musica per l’amore della musica.

Di tutto il materiale inedito di Michael, questo è il lavoro che più mi piacerebbe vedere realizzato. Sarebbe una grande vetrina della capacità artistica e della portata di Michael Jackson. Da quello che ho capito, non è sulla lista delle priorità in questo momento, ma spero davvero che David otterrà il via libera dalla Estate ad un certo punto e completare il lavoro per Michael.

Opera postuma ed eredità duratura

Sherry: Mozart è l'unico musicista della storia a godere di un successo ininterrotto sin dalla sua vita. Egli è morto il 5 Dicembre del 1791 e le sue opere vengono suonate a rotazione in tutto il mondo nel 2011. Ha lasciato un catalogo generoso per soddisfare l'appetito insaziabile dell'umanità. Non sono certo il solo dell’opinione che Michael Jackson ci ha lasciato anche abbastanza musica per generazioni e generazioni. Quindi, perché è stato necessario rilasciare l'album "Michael" pieno di opere non autenticate appena un anno dopo la sua morte?

Mozart morì prima di completare il celebre Requiem e questo lavoro non finito è stato un pantano avvolto nel mistero. E' stato completato da molti compositori mediocri, seguendo le bozze di Mozart, ma è stato spacciato come un suo lavoro. Purtroppo la storia così come la stessa messa è diventata una leggenda che è trapelata nel concetto di eredità. Un musicologo del 19° secolo avrebbe detto abbastanza fiduciosamente che il Requiem era una eredità di Mozart, ma nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. E nello stesso modo con Michael, egli avrebbe voluto farci vedere il suo tour? "This Is It" e "Michael" e tutte le altre opere postume non rappresentano la sua eredità.

Erano perfezionisti, non dimentichiamolo, che hanno realizzato la loro arte in modo meticoloso e con amore. Mozart nascose i manoscritti sotto il letto. Era paranoico e ha avuto grande cura di assicurare che la sua musica fosse tenuto lontana da occhi indiscreti fino a quando egli fosse stato pronto a rilasciarla. Michael era fatto allo stesso modo. Quando la canzone incompiuta "Hold My Hand" trapelò nel corso del 2008, Michael ne fu devastato. Eppure, è stata rilasciata nell'album postumo "Michael" nel 2010. Ricordo la critica del Boston Herald, quando è stata rilasciata: “Michael” è pieno di errori, di off vocals. Voci deboli che cingono, che Jackson non avrebbe mai lasciato...”. E dall’Entertainment Weekly: 'Può essere difficile da ascoltare e non chiedersi cosa avrebbe fatto in modo diverso - o se avrebbe voluto che noi non lo sentissimo affatto.'

In entrambi i casi, il consumismo, l'artista come prodotto, è stato posto davanti all'onore e all'integrità degli stessi artisti, pur essendo due delle più grandi icone musicali del mondo. Sembra che niente sia off limits. Come pensi che il ciclo postumo continuerà? Che cosa definisce le loro eredità?


Joe: Non c'è dubbio che gli artisti sono spesso trattati come prodotti, e che lo sfruttamento è spesso dilagante dopo la morte di un grande artista. Joe Jackson stava trattando il figlio come un prodotto pochi giorni dopo la sua morte. Ci sono momenti in cui lo sfruttamento è veramente disgustoso.

Detto questo, personalmente non ho alcun problema che venga rilasciato materiale non finito. Una volta che un grande artista muore, c'è naturalmente una quantità enorme di interesse in quello che essi hanno lasciato. Non credo che danneggi il lascito di un artista rilasciare qualcosa come "This Is It", dove si ottiene uno scorcio molto crudo e autentico sul modo in cui ha operato. Ora, ovviamente in circostanze ideali Michael sarebbe stato in grado di svolgere lo spettacolo vero e proprio. Ma date le circostanze, ho pensato che il film fosse catartico per la maggior parte dei fans e illuminante per molti non-fans che non si rendevano conto di quanto Michael fosse coinvolto in tutti gli aspetti del suo lavoro, del perfezionista che era, e come stavano divenendo spettacolari questi concerti.

L'album,“Michael” è un po' diverso, perché ci sono persone che cercano di completare la visione creativa di Michael e, in alcuni casi, prendere decisioni sbagliate. E poi, naturalmente, hai le tracce Cascio, che sono stati accompagnate da ogni tipo di incertezza e polemica. Ma ancora, ci sono alcuni brani molto belli nell'album, e non sono sicuro che di una figura storica come Michael (o Mozart), si voglia solo desiderare di fare musica piuttosto che raccoglierne la polvere. La gente è abbastanza intelligente, per la maggior parte, per capire che c'è una grande differenza tra un album postumo e un album che l'artista vede dall'inizio alla fine. Quindi tutto ciò che davvero vi può essere d'ora in poi, sono frammenti, pezzi di un puzzle incompiuto. Ma io personalmente come il pubblico amo ascoltare e vedere molti di quei pezzi. C'è qualche materiale ancora fenomenale lasciato da Michael che deve ancora essere rilasciato. Penso che la chiave sia la trasparenza. Se una demo è "completata" o impreziosita da un collaboratore, si rilasci la demo, in modo che l'ascoltatore possa confrontare i due.


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Re: intervista di Vogel:Michael e Mozart

Messaggio Da MICHAELINMYHEART il Ven Lug 06, 2012 12:03 am

Grazie
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Re: intervista di Vogel:Michael e Mozart

Messaggio Da caterinawendy il Dom Lug 08, 2012 2:51 am

E' interessantissima questa intervista; grazie per averla proposta. Mi riprometto di leggere al più presto il libro di Vogel, ma ancora qui ad Agrigento non l'ho trovato.
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